BLOG DI GIOVANNI LOI

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Il blog sulla fiscalità, il diritto, la gestione economica delle farmacie e delle aziende operanti nel settore farmaceutico


La Legge sulla concorrenza, l’Enpaf, il nuovo contributo dello 0,5% e i problemi della categoria

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Thu, May 30, 2019 07:02:05

Una delle poche opportunità che la Legge sulla concorrenza (Legge n.124/2017) ha offerto a quei “farmacisti-titolari” interessati non tanto a vendere, quanto piuttosto a conservare la loro farmacia, riguarda la possibilità di ampliare la compagine societaria attraverso il coinvolgimento di terzi, spesso famigliari, non-farmacisti.

È così accaduto che, a partire dalla seconda metà del 2017, molti titolari abbiano approfittato delle nuove disposizioni al fine di efficientare la propria struttura organizzativo-gestionale oppure per superare le problematiche connesse alla trasmissione ereditaria della Farmacia. Problematiche recentemente acuitesi con l’inasprimento dei termini di tolleranza per la “gestione provvisoria” (art. 7, comma 9, Legge n. 362/1991) ad opera prima di Bersani (Legge n. 248/2006) e poi di Monti (Legge n.27/2012).

Con stupore, rammarico, rabbia, rassegnazione, nelle ultime settimane molti di questi farmacisti sono stati raggelati dalla richiesta di un contributo annuale a favore dell’Enpaf.

Un nuovo, ulteriore contributo nella misura -udìte! udìte!- dello 0,5% del fatturato annuale della farmacia.

Il Regolamento emanato dall’Ente di previdenza lo scorso 16 aprile, richiamando testualmente il disposto normativo (art. 1, comma 441 della Legge 27 dicembre 2017 n. 205 - Legge di Bilancio per l’anno 2018) ha infatti previsto che: “a decorrere dal 1° gennaio 2018, le società di capitali nonché le società cooperative a responsabilità limitata e le società di persone, titolari di farmacia privata, rispettivamente con capitale maggioritario di soci non farmacisti o con maggioranza di soci non farmacisti, versano all’ENPAF un contributo previdenziale pari allo 0,5 per cento del fatturato annuo al netto dell’IVA. Il contributo è versato annualmente entro il 30 settembre dell’anno successivo alla chiusura dell’esercizio”.

Pertanto non solo le società di capitali, ma anche le società di persone (le S.a.s. e le S.n.c.) in cui il numero dei soci-non-farmacisti sia superiore al numero dei soci-farmacisti, sono obbligate al versamento del nuovo contributo.

Va tuttavia osservato che lo spirito della norma in realtà non era quello di colpire i farmacisti, ma obbligare le società di capitali titolari di farmacie private al versamento contributivo a favore dell’Ente previdenziale di categoria. Infatti, ciò che la norma doveva scongiurare erano i contraccolpi alle casse dell’Enpaf per effetto della progressiva acquisizione di farmacie private da parte delle società di capitali in seguito -appunto- alla nuova Legge sulla concorrenza.

Proprio per questo i senatori D’Ambrosio Lettieri e Mandelli già nel dibattito che portò alla formazione della Legge n.124/2017, avevano presentato un emendamento per cui: “le società di capitali, le società cooperative a responsabilità limitata e le società di persone proprietarie di farmacie private, con capitale maggioritario di soci non farmacisti, dovranno versare all'Enpaf un contributo pari allo 0,5% sul fatturato netto IVA. Il contributo dovrà essere versato all'Ente previdenziale annualmente entro il 30 settembre dell'anno successivo alla chiusura dell'esercizio”.

L’emendamento non fu accolto. Tuttavia, gli stessi senatori non si scoraggiarono e alla prima occasione utile, nel corso dell’approvazione della Legge n. 205/2017, lo riproposero (emendamento n.41.0.52): questa volta con successo. Un successo che venne subito riconosciuto da tutta la categoria.

Invero, nell’iter parlamentare di conversione in Legge, il tenore della disposizione era stato in parte alterato, aggiungendo l’infelice il riferimento, per le sole società di persone, alla “maggioranza di soci non farmacisti”. Ciononostante lo spirito della norma non venne stravolto. Infatti, come si evince dagli atti parlamentari e in particolare dalla Relazione illustrativa alla Legge di Bilancio, in commento appunto all’art.1, comma 441, il legislatore volle precisare che l’intento della norma era “rendere pressoché neutrale il prelievo contributivo rispetto allo status giuridico del titolare della farmacia privata, persona fisica o società”.

Lo stesso Enpaf, nella Newsletter n.1/2018, al riguardo ha prontamente affermato che: “La Legge di bilancio 2018 (L. 205/2017, art. 1, comma 441) ha stabilito che le società di capitali, le società cooperative a responsabilità limitata e le società di persone proprietarie di farmacie private, con capitale maggioritario di soci non farmacisti, dovranno versare all’Enpaf un contributo pari allo 0,5% sul fatturato al netto dell’Iva. Il contributo dovrà essere versato annualmente entro il 30 settembre dell’anno successivo alla chiusura di esercizio. La misura ha la finalità sostanziale di compensare il minor gettito che deriverà all’Enpaf dalla modifica introdotta dalla legge annuale per il mercato e la concorrenza che ha previsto la possibilità della gestione societaria delle farmacie in capo a soggetti non farmacisti”.

In modo ancor più evidente il “Regolamento di attuazione relativo al contributo dello 0,5%”, licenziato in via provvisoria dallo stesso Consiglio nazionale dell’Enpaf, tenutosi il 24 aprile 2018, nel richiamare il dettato normativo (art. 1, comma 441, Legge n. 205/2017), precisò che: “per quanto riguarda le società di persone, la maggioranza dei soci non farmacisti deve essere individuata sulla base dell’ammontare delle quote di partecipazione e non del numero degli stessi”.

Il nuovo Regolamento, pubblicato il 16 aprile 2019, nel disciplinare l’ambito e le modalità di applicazione del contributo, si è tuttavia dimenticato di richiamare l’importante precisazione che “per quanto riguarda le società di persone, la maggioranza dei soci non farmacisti deve essere individuata sulla base dell’ammontare delle quote di partecipazione e non del numero degli stessi”.

Una dimenticanza non da poco, che costerà molti soldi a tanti farmacisti. Una norma che doveva essere a difesa della categoria, si è rivelata un boomerang, una pugnalata alle spalle.

Una vicenda -insomma- che lascia molto amaro in bocca e non solo perché fa in gran parte decadere uno dei pochi vantaggi della Legge sulla concorrenza, ma soprattutto perché esprime tutta la debolezza di una categoria da troppi anni vessata da norme contrarie.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



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Contributi Enpaf ridotti per i farmacisti in pensione

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Tue, April 16, 2019 20:27:22

Il nuovo Regolamento di Previdenza della Fondazione Enpaf, che recepisce le modifiche approvate con le Note del Ministero del Lavoro n.36/0005378/13.07 dell’11 aprile 2019, reca un’interessante agevolazione a favore di quei molti farmacisti che si trovano nella duplice condizione di essere contemporaneamente:
- pensionati Enpaf;
- titolari o soci di farmacia o comunque ancora percipienti redditi derivanti dall’esercizio della professione di farmacista (quali per esempio libero-professionisti, collaboratori di impresa familiare, associati in partecipazione, ecc.).
Questi farmacisti-pensionati, da sempre obbligati al versamento in misura intera dei contributi Enpaf annuali, a decorrere dal 1° gennaio 2019 avranno infatti la possibilità, ai sensi del nuovo art. 21-bis del citato Regolamento, di versare il contributo previdenziale nella misura ridotta del 33,33% o del 50%, previa presentazione entro il 30 settembre di apposita domanda di riduzione.
La modulistica necessaria per richiedere l’applicazione della riduzione può essere scaricata direttamente dal sito web dell’Ente: www.enpaf.it.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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Un primo importante passo verso la piena realizzazione della “Farmacia dei servizi”

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Mon, April 01, 2019 10:43:07

La Farmacia italiana sta vivendo da alcuni anni un processo di profonda trasformazione. La piccola farmacia tradizionale, molto professionalizzata, costruita sulla ricetta e preservata da una rigorosa regolamentazione del Settore, è ormai un lontano ricordo. Da un lato, le liberalizzazioni introdotte da Bersani, da Monti e dalla recente Legge sulla concorrenza di Renzi e Gentiloni; dall’altro, la progressiva genericazione del mercato del farmaco, l’evoluzione tecnologica e lo sviluppo dell’e-commerce, hanno trasformato la farmacia in un negozio “non-ben-definito” e con una forte connotazione commerciale.
In realtà, ancora nel 2009 si era teorizzato un modello di “Farmacia professionale”, in cui il farmacista avrebbe riacquistato un ruolo di centralità all’interno del Servizio sanitario nazionale attraverso l’erogazione di importanti servizi a favore della popolazione e a supporto o addirittura in sostituzione del Servizio sanitario nazionale.
La Legge n.69/2009, il D.Lgs n.153/2009 e i successivi Decreti Ministeriali attuativi avevano infatti sancito la possibilità per le farmacie di svolgere:
1. prestazioni di prima istanza rientranti nell’ambito dell’autocontrollo: quali i test per glicemia, colesterolo e trigliceridi; i test per misurazione in tempo reale di emoglobina, emoglobina glicata, creatinina, transaminasi, ematocrito; i test per la misurazione di componenti delle urine quali acido ascorbico, chetoni, urobilinogeno e bilirubina, leucociti, nitriti, ph, sangue, proteine ed esterasi leucocitaria; i test ovulazione, gravidanza e test menopausa per la misura dei livelli dell'ormone FSA nelle urine; i test colon-retto per la rilevazione di sangue occulto nelle feci;
2. servizi di secondo livello: rivolti ai singoli assistiti, in coerenza con le linee guida e i percorsi diagnostico-terapeutici previsti per le specifiche patologie, su prescrizione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, prevedendo l'inserimento in farmacia di defibrillatori semiautomatici e l’utilizzo di dispositivi per la misurazione con modalità non invasiva della pressione arteriosa, della capacità polmonare tramite auto – spirometria, della saturazione percentuale dell'ossigeno, della pressione arteriosa e dell'attività cardiaca in collegamento funzionale con i centri di cardiologia accreditati dalle Regioni sulla base di specifici requisiti tecnici, professionali e strutturali; ma anche l’utilizzo di dispositivi per l'effettuazione di elettrocardiogrammi in tele-cardiologia da effettuarsi in collegamento con centri di cardiologia accreditati dalle Regioni sulla base di specifici requisiti tecnici, professionali e strutturali;
3. servizi professionali resi da operatori socio-sanitari: per l’effettuazione (a domicilio o presso i locali della farmacia) di specifiche prestazioni professionali richieste dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta, come per esempio quelle di infermieri e fisioterapisti.

La “Farmacia dei servizi”, secondo le intenzioni della norma, doveva quindi essere una “Farmacia evoluta e professionalizzata”, in grado di svolgere un fondamentale ruolo di presidio sanitario del territorio.
Si ritiene infatti che l’assistenza continuativa, resa possibile dalla professionalità, dalla organizzazione imprenditoriale e dalla capillarità del servizio farmaceutico territoriale, possa favorire la prevenzione, l’aderenza terapeutica, il controllo delle cronicità e la deospedalizzazione con indubbio vantaggio non solo dei clienti-pazienti, ma anche della spesa sanitaria dello Stato.
Tuttavia, malgrado le meritevoli intenzioni del legislatore, la “Farmacia dei servizi” si è finora principalmente sostenuta sulle spalle (già molto provate!) delle farmacie che in questi anni, pur di soddisfare le esigenze della propria clientela, hanno fatto diversi investimenti e avuto molti costi, a fronte di ricavi spesso contenuti o addirittura assenti. Lo Stato non ha fatto la sua parte, lasciando da sole le farmacie, con l’inevitabile conseguenza che la “Farmacia dei servizi” nel nostro Paese non è mai pienamente decollata.
Una svolta positiva, in questo difficile contesto, è però rappresentata dalla Legge n. 205 del 27 dicembre 2017, meglio nota come Legge di bilancio 2018, che all’art. 1, commi da 403 a 406, ha previsto l’avvio in forma sperimentale della remunerazione delle prestazioni erogate dalle farmacie con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale.
L’obiettivo della Legge è verificare in che modo e in quale misura la Sanità pubblica sia avvantaggiata dal sostenere i costi per l’erogazione dei servizi da parte delle farmacie al fine quindi di favorirne lo sviluppo.
La sperimentazione, iniziata nel 2018 nelle Regioni di Piemonte, Lazio e Puglia, continuerà quest’anno in Lombardia, Emilia-Romagna e Sicilia, per terminare il prossimo anno in Veneto, Umbria e Campania.
Lo scorso 21 marzo si è insediato il Gruppo di lavoro ministeriale che dovrà entro quattro mesi individuare quali tra i servizi previsti dal D.Lgs. n.153/2009 e dai successivi decreti attuativi, saranno testati secondo i budget di spesa stabiliti Regione per Regione. Sebbene gli importi stanziati non siano elevati, è un segnale politico molto importante: la Farmacia e la “Farmacia dei servizi” meritano attenzione e sostegno! Un primo importante passo verso la piena realizzazione della “Farmacia dei servizi”.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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Le Farmacie e l’obbligo della memorizzazione elettronica e della trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei corrispettivi giornalieri

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Sat, March 02, 2019 12:52:19

La recente Manovra di Bilancio, intervenendo sull’art. 2, comma 1, del DLgs 5 agosto 2015, n. 127, ha previsto per gli esercenti attività di commercio al minuto e assimilate (ovvero i soggetti che effettuano le operazioni di cui all’art. 22 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633) a decorrere dal 1° gennaio 2020 (termine anticipato al 1° luglio 2019 per gli esercenti che realizzino un volume d’affari annuo superiore a 400 mila euro) l’obbligo di memorizzare elettronicamente e trasmettere telematicamente all'Agenzia delle entrate i dati dei corrispettivi giornalieri.
Ne discende pertanto che una gran parte delle Farmacie tra quattro mesi si ritroverà a fare i conti con una nuova rivoluzione amministrativo-fiscale-tecnologica, dopo quella appena vissuta con la fatturazione elettronica.
Una rivoluzione che, come la precedente, non solo implicherà l’adozione di nuove competenze e procedure, ma anche investimenti nel rinnovamento tecnologico dei propri registratori di cassa.
Invero le Farmacie, al pari di tutti gli esercenti che inviano i dati al Sistema tessera sanitaria, potrebbero assolvere l’obbligo di memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi giornalieri non solo attraverso un “registratore di cassa telematico”, ma anche attraverso il gestionale utilizzato per generare il flusso dei dati inviato al Sistema tessera sanitaria per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata (art. 2, comma 6-quater, DLgs n.127/2015).
Tuttavia questa alternativa si presenta al momento nebulosa e incerta. Da un lato è infatti facile attendersi che il Garante sulla privacy assuma anche in merito alla trasmissione telematica dei corrispettivi una posizione analoga a quella della fatturazione elettronica delle operazioni rientranti nel Sistema tessera sanitaria, dall’altro non è chiaro se l’impiego del Sistema tessera sanitaria per l’assolvimento dell’obbligo di memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi comporti la fiscalizzazione del gestionale utilizzato dalla Farmacia.
Al momento è quindi facile attendersi che anche per le Farmacie si porrà il problema del rinnovamento tecnologico, della sostituzione o adattamento dei registratori di cassa esistenti.
Al riguardo, la stessa normativa (art. 2, comma 6-quinquies, DLgs n.127/2015) ha previsto la concessione di un “piccolo” contributo in favore di quei soggetti che nel 2019 e nel 2020 per effetto delle nuove disposizioni dovranno acquistare un nuovo registratore o adattare l’esistente.
Il contributo, che è pari al 50% della spesa sostenuta per ogni misuratore fiscale (fino a un massimo di 250 euro in caso di acquisto e di 50 euro in caso di adattamento), si sostanzia in un credito d’imposta utilizzabile in compensazione tramite modello F24, a decorrere dalla prima liquidazione periodica dell’IVA successiva al mese di registrazione della fattura relativa all’acquisto/adattamento del misuratore fiscale, purché il relativo corrispettivo sia pagato con modalità tracciabile.
Lo scorso 28 febbraio 2019 l’Agenzia delle entrate ha pubblicato con la Nota prot. n. 49842/2019 le modalità attuative dell’agevolazione, per fruire del credito d'imposta, nonché il regime dei controlli e ogni altra disposizione necessaria al monitoraggio dell’agevolazione stessa e al rispetto dei limiti di spesa.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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Quale futuro per la farmacia?

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Sun, January 27, 2019 08:33:37

Sul finire del 2018, nel corso dell’iter parlamentare che ha portato al varo dell’ultima Legge di Bilancio, hanno fatto notizia due emendamenti volti a modificare la recente Legge sulla concorrenza (Legge n. 124 del 4 agosto 2017), introducendo per le Società di titolari di Farmacia una soglia minima (pari al 51% del capitale sociale) di spettanza ai farmacisti iscritti all’Albo: “Quota 51”. Gli emendamenti prevedevano inoltre che:

a. il venir meno di tale condizione avrebbe costituito una causa di scioglimento della Società, con conseguente revoca dell’autorizzazione all’esercizio di ogni Farmacia di cui la Società fosse stata titolare, salvo che non si fosse provveduto a ristabilire il rispetto di “quota 51” nel termine perentorio di sei mesi;

b. le Società già costituite avrebbero dovuto adeguarsi ai nuovi limiti entro e non oltre trentasei mesi dall’entrata in vigore della Legge.

Come noto, a seguito di un acceso confronto parlamentare i due emendamenti alla fine non sono stati recepiti dalla Legge di Bilancio. Sono stati espunti! Tuttavia i loro sostenitori politici, tra cui la stessa Min. della salute on. G. Grillo, non si sono arresi e, come preannunciato, li hanno immediatamente riproposti già alla prima occasione, rappresentata dalla conversione in legge del “Decreto Semplificazioni” (decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione), attraverso gli emendamenti nn. 9.0.11, 9.0.12, 9.0.16, 9.0.17, 9.0.18.

Nella sostanza l’introduzione di “Quota 51” è finalizzata a ripristinare, seppur mitigandola rispetto all’epoca precedente alla Legge sulla concorrenza, una delle principali barriere all’entrata nel settore delle farmacie: quella dei requisiti soggettivi, che limitava ai soli farmacisti la possibilità di possedere ed esercitare farmacie.

Questo tentativo di “restaurazione”, che certamente accontenterebbe quei farmacisti spaventati dalla concorrenza delle “farmacie di non-farmacisti”, risulta in apparente contraddizione con la proposta di consentire anche alle parafarmacie di vendere la Fascia C (farmaci con obbligo di ricetta, la cui spesa è a carico del cittadino).

Sorprendentemente però la liberalizzazione della Fascia C è oggi avanzata anche dagli stessi sostenitori di “Quota 51”, come risulta per esempio dagli emendamenti n.9.0.11 e n.9.0.12.

Non si capisce -insomma- se questi politici vogliano un mercato della distribuzione del farmaco regolamentato o de-regolamentato.

Vogliano i capitali all’interno del Settore (Farmacie) oppure vogliono allargare il Settore per includere anche i capitali (Parafarmacie).

La discussione parlamentare per l’approvazione del Decreto Semplificazioni intanto continua e tra emendamenti accantonati, respinti e decaduti, forse ci aiuterà a far chiarezza sul futuro che ci attende, sul futuro della Farmacia.

Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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La fatturazione elettronica per le Farmacie e gli altri Operatori sanitari, la Tessera sanitaria e i rischi per la privacy

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Tue, January 22, 2019 22:45:20

Come noto, dallo scorso 1° gennaio, in applicazione del disposto di cui all’art. 1, comma 909, della Legge n. 205/2017, la fatturazione elettronica è divenuta obbligatoria nelle relazioni commerciali tra soggetti passivi Iva privati (B2B) e verso i consumatori finali (B2C), a completamento di quel processo iniziato ancora nel 2014 con l’introduzione della fatturazione elettronica nei confronti della Pubblica Amministrazione (B2G).
Tuttavia l’art. 1, commi 53 e 54, della Legge di bilancio per l’anno 2019, recependo le indicazioni avanzate dal Garante per la privacy, ha stabilito che sono escluse dagli obblighi di certificazione attraverso fatturazione elettronica le operazioni i cui dati siano oggetto di trasmissione al Sistema tessera sanitaria ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, come previsto dall’art. 3, comma 3, del D.Lgs. n. 175/2014.
Pertanto con riguardo alle prestazioni di servizi e alle cessioni di beni oggetto di trasmissione al Sistema tessera sanitaria, per tutto il periodo d’imposta 2019, oltre alle Farmacie (sia pubbliche che private) devono astenersi dall’emettere la fattura in formato elettronico:
- Gli iscritti all’Albo dei Medici Chirurghi, degli Odontoiatri, degli Psicologi, Infermieri, Ostetrici, Tecnici sanitari di radiologia, Veterinari;
- Le ASL, le Aziende ospedaliere, gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, i Policlinici universitari, le Strutture per l’erogazione di prestazioni di assistenza protesica e integrativa;
- I Presidi di specialistica ambulatoriale, gli altri Presidi e Strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari, le Strutture sanitarie autorizzate e non accreditate con il SSN;
- Le Parafarmacie;
- Gli esercenti l’arte sanitaria ausiliaria di ottico;

Il divieto di fatturazione elettronica per quest’ampia categoria di soggetti, seppur limitatamente a specifiche operazioni, è sintomatico delle importanti problematiche in ambito privacy insite nel nuovo adempimento.
Il Garante della privacy sul finire dello scorso anno, si era infatti ufficialmente lamentato nei confronti dell’Agenzia delle Entrate per non essere stato adeguatamente coinvolto in fase preliminare nella progettazione del processo di fatturazione elettronica, considerato che comporta il trattamento sistematico di dati personali su larga scala.
In particolare il Garante ha criticato il fatto che l’Agenzia delle Entrate, dopo aver recapitato le fatture in qualità̀ di “postino”, non si limiti ad archiviare i dati necessari ad assolvere gli obblighi fiscali, ma conservi la fattura vera e propria, che contiene informazioni non necessarie a fini fiscali, che riguardano per esempio la descrizione delle prestazioni, i rapporti fra cedente e cessionario, gli sconti applicati, le fidelizzazioni, le abitudini di consumo, oltre a dati obbligatori imposti da specifiche normative di settore, con particolare riguardo ai trasporti, alle forniture di servizi energetici o di telecomunicazioni (tipologie dei consumi, fatturazione dettagliata, regolarità̀ dei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti).
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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La Legge di Bilancio confonde ai fini Iva medicinali e dispositivi medici:

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Sun, January 20, 2019 17:36:14

I dispositivi medici consistono in generale, ai sensi dell’art. 1, lett. a), D.Lgs. 24 febbraio 1997, n. 46, in qualsiasi apparecchio, sostanza, strumento, ovvero in ogni altro prodotto utilizzato a scopo di diagnosi, prevenzione, controllo terapia o attenuazione di una malattia, purché non esercitino la loro azione principale con mezzi farmacologici o immunologici o mediante un processo metabolico.

In particolare i dispositivi medici classificabili nella voce 3004 della nomenclatura combinata di cui all’allegato 1 del regolamento di esecuzione (UE) 2017/1925 della Commissione del 12 ottobre 2017, sono medicamenti costituiti da prodotti anche miscelati, preparati per scopi terapeutici o profilattici, presentati sotto forma di dosi (compresi i prodotti destinati alla somministrazione per assorbimento percutaneo) o condizionati per la vendita al minuto, incluse le preparazioni medicinali a base di erbe e le preparazioni basate sulle seguenti sostanze attive: vitamine, minerali, amminoacidi essenziali o acidi grassi, condizionati per la vendita al minuto.

Tali preparazioni sono classificate alla voce 3004 se riportano sull'etichetta, sull'imballaggio o sulle avvertenze per l'uso, una dichiarazione concernente le malattie, i disturbi o i sintomi specifici per i quali il prodotto dev’essere utilizzato, la concentrazione della sostanza o delle sostanze attive contenute in tale preparazione, il dosaggio e le modalità di assunzione. Tale voce include anche le preparazioni medicinali omeopatiche nel caso in cui rispondano alle suddette condizioni, mentre nel caso di preparazioni a base di vitamine, minerali, amminoacidi essenziali o acidi grassi, il livello raccomandato di assunzione giornaliera di una di tali sostanze indicato sull'etichetta deve essere significativamente superiore alle dosi giornaliere raccomandate per il normale mantenimento della salute e del benessere.

La Legge 30 dicembre 2018, n. 145 -meglio nota come Legge di Bilancio per l’anno 2019- all’art. 1, comma 3, prevede che le cessioni di dispositivi medici a base di sostanze normalmente utilizzate per le cure mediche, per la prevenzione di malattie e per i trattamenti medici e veterinari, classificati alla voce 3004 della nomenclatura, passi dal regime ordinario dell’iva al 22% al regime agevolato del 10%.

Ai fini dell’applicazione dell’iva, i dispositivi medici di cui alla voce 3004, vengono di fato equiparati dalla Legge di Bilancio ai “medicinali pronti per l'uso umano o veterinario, compresi i prodotti omeopatici; sostanze farmaceutiche ed articoli di medicazione di cui le farmacie devono obbligatoriamente essere dotate secondo la farmacopea ufficiale”, classificati al numero 114) della tabella A, parte III, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



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Ma che fine ha fatto il nuovo sistema di remunerazione della Farmacia?

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Sat, January 05, 2019 20:55:11

Il sistema di remunerazione della Filiera del farmaco -come noto- si caratterizza per il riconoscimento ex lege all’Industria, alla Distribuzione intermedia e alla Farmacia di una percentuale (“margine”) del prezzo di vendita al pubblico del medicinale.
Tuttavia il cosiddetto “sistema del margine” in Italia, come all’estero, nei molti Paesi che lo hanno adottato, si è dimostrato incapace di garantire il mantenimento degli adeguati livelli di remunerazione della Filiera in un contesto di prezzi medi dei farmaci decrescenti per effetto della progressiva introduzione dei farmaci equivalenti.
Al fine di correggere questa grave distorsione del mercato, ancora nel 2010, il Governo Berlusconi dispose col DL 78/2010 l’avvio di un confronto tecnico per la revisione dei criteri di remunerazione della spesa farmaceutica tra il Min. della salute, il MEF, l'AIFA e le Associazioni di categoria maggiormente rappresentative.
Successivamente nel 2012 il Governo Monti stabilì col DL 95/2012 che a decorrere dal 1° gennaio 2013, l'attuale sistema di remunerazione fosse sostituito da un nuovo metodo, definito con Decreto del Min. Salute, di concerto con il MEF, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra Stato e Regioni, sulla base di un accordo tra le Associazioni di categoria maggiormente rappresentative e l'Aifa. Il DL 95/2012 prevedeva inoltre che, in caso di mancato accordo tra gli attori coinvolti, onde garantire comunque il rispetto del suddetto termine, il Governo dovesse intervenire direttamente e autonomamente, attraverso Decreto del Min. Salute, di concerto con il MEF.
Purtroppo i buoni propositi dei nostri governanti si sono scontrati con la colpevole incapacità degli attori della Filiera (e non solo!) e così nel silenzio generale lo scorso 1° gennaio, che avrebbe dovuto finalmente sancire l’entrata in vigore del nuovo modello di remunerazione, ai sensi dell’art.1, comma 1141, Legge 205/2017, è invece trascorso con l’ennesimo un nulla di fatto, nel più penoso silenzio generale.
Al contrario da noi, nella Francia di Macron, dei “gilet gialli”, della bistrattata Farmacia d’oltralpe, il 1° gennaio 2019 sarà ricordato per l’entrata in vigore dei nuovi parametri che caratterizzano il loro nuovo modello di remunerazione delle Farmacie da parte della mutua pubblica.
Il modello francese oggi in vigore prevede:
§ un compenso professionale di € 0,51 per ogni ricetta trattata, di € 1,02 per la spedizione delle ricette che riguardano gli anziani con più 70 anni e i bambini con meno di 3 anni, di € 2,04 per la dispensazione di farmaci dal profilo specifico (stupefacenti, ansiolitici, ecc.);
§ un margine del 10% sui farmaci con prezzo (ex-factory) fino ad € 1,91, del 6% sui prodotti con prezzo compreso tra €150,00 ed € 1.600,00 ed infine dello 0% per i farmaci con prezzo superiore ad € 1.600,00.
Si tratta quindi di un “modello misto”, che affianca alla remunerazione del “margine”, quella “fissa” dell’attività professionale, ma che progressivamente, proprio agendo sui diversi parametri, renderà sempre più analestico il compenso del farmacista rispetto alla diminuzione dei prezzi, per il bene dei farmacisti e della salute dei francesi.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia





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La Legge di Bilancio e il tentativo di ripristinare le “Società di farmacisti”

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Wed, January 02, 2019 14:29:34

Quando il 4 agosto del 2017 venne approvata la Legge n.124 -meglio nota come Legge sulla concorrenza- fu subito chiaro a tutti che era finita un’epoca: i farmacisti avevano perso le loro Società!
Fino ad allora infatti tutte le Farmacie private, non solo quelle gestite in regime di ditta individuale, ma anche quelle gestite in forma societaria, dovevano essere interamente possedute da “farmacisti-idonei”.
La Legge sulla concorrenza invece stabilì che per essere soci delle Società titolari di Farmacia non fosse più necessario essere farmacisti e non pose alcuna limitazione alla partecipazione dei “non-farmacisti”, al punto che oggi quest’ultimi possono arrivare a detenere fino al 100% del capitale sociale.
Dopo oltre un secolo di Farmacie esclusivamente possedute da farmacisti e dopo quasi due anni e mezzo di dibattiti parlamentari, l’approvazione della Legge n.124/2017 cancellò d’un tratto la connotazione professionale delle “Società di farmacisti” per relegarle a mere società commerciali.
La reazione del mercato alle nuove disposizioni è stata immediata e il Settore ha così cominciato a muoversi verso un nuovo assetto, un diverso equilibrio. I farmacisti, inizialmente critici rispetto alla allargata liberalizzazione, hanno iniziato a valutarne le intrinseche opportunità, arrivando in più occasioni a cedere le loro partecipazioni ai “non-farmacisti” e a società di capitali di varia estrazione.
Tuttavia durante l’iter parlamentare che ha portato al varo dell’ultima Legge di Bilancio sono stati presentati prima alla Camera e poi al Senato due emendamenti (rispettivamente il 41.029.7 e il 1.1736) volti a modificare la recente Legge sulla concorrenza nello specifico riguardo dei requisiti soggettivi che devono possedere i soci delle Società di titolari di Farmacia.
Sebbene nella discussione parlamentare i due emendamenti siano stati alla fine espunti, stralciati, in quanto ritenuti di carattere ordinamentale e quindi estranei all’oggetto proprio della Legge di Bilancio, come definito dalla vigente legislazione contabile, dal punto di vista politico sono rappresentativi di un confronto, tutt’altro che risolto, circa la regolamentazione e l’organizzazione della Farmacia italiana.
I due emendamenti prevedevano infatti che i soci, rappresentanti almeno il 51% del capitale sociale e dei diritti di voto, dovessero necessariamente essere farmacisti iscritti all’Albo.
Il venir meno di tale condizione avrebbe costituito una causa di scioglimento della Società, salvo che la Società non avesse provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci farmacisti professionisti nel termine perentorio di sei mesi. In caso d’intervenuto scioglimento della Società, l’Autorità competente avrebbe revocato l’autorizzazione all’esercizio di ogni Farmacia di cui la Società fosse stata titolare.
Infine, le Società già costituite avrebbero dovuto adeguarsi ai nuovi limiti entro e non oltre trentasei mesi dall’entrata in vigore della Legge.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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La Legge di Bilancio e le novità per le Farmacie

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Mon, December 31, 2018 01:12:09

La Legge di Bilancio appena approvata dalla Camera dei Deputati con 313 voti favorevoli e 70 contrari sarà ricordata come una delle più controverse degli ultimi anni.
Tuttavia se flat tax, reddito di cittadinanza e quota-cento hanno infiammato il dibattito politico e mediatico, gli interventi rivolti al settore della distribuzione farmaceutica sono passati quasi in sordina. Tra quest’ultimi merita però una particolare menzione la disposizione contenuta nei commi 551 e 552 che, modificando l’art.1, comma 40, della Legge 662/1996, ha:
- ridotto la soglia che identificata le “farmacie a basso fatturato” da euro 300 mila di fatturato annuo in regime SSN al netto dell'Iva ad euro 150 mila;
- stabilito per le “farmacie a basso fatturato”, ovvero per le farmacie con un fatturato annuo in regime di SSN al netto dell’Iva inferiore ad euro 150 mila, sia l’esenzione dagli sconti proporzionali al prezzo del farmaco a favore del Ssn, ai sensi dell’art.1, comma 40, della Legge 662/1996, sia l’esenzione dall’ulteriore sconto di cui all’art. 15, comma 2, del decreto legge 95/2012, attualmente pari al 2,25%;
- precisato che a partire dal 2019 nel calcolo del fatturato annuo in regime SSN al netto dell’Iva rientreranno le seguenti voci:
* il fatturato per i farmaci ceduti in regime di Ssn;
* la remunerazione del servizio di distribuzione reso in nome e per conto;
* il fatturato delle prestazioni di assistenza integrativa e protesica erogati in regime di SSN e regionale;
* le quote di partecipazione alla spesa a carico dell’assistito (ticket).
Saranno invece escluse dal calcolo:
* le percentuali Iva;
* le trattenute convenzionali e di legge;
* gli altri sconti;
* le quote che rimangono a carico dei cittadini (ovvero la differenza fra il prezzo più basso e il prezzo del farmaco prescritto qualora il medico apponga sulla ricetta l'indicazione insostituibile oppure l'assistito non accetti la sostituzione proposta dal farmacista);
* la remunerazione di ulteriori prestazioni per servizi erogati dalle farmacie convenzionate.
L’inclusione del ticket all'interno del fatturato annuo rilevante ai fini dell’applicazione degli sconti farà certamente discutere la categoria in quanto non solo è penalizzante per le Farmacie prossime alla soglia, ma soprattutto si pone in contrapposizione col Parere rilasciato lo scorso 22 gennaio dall'Ufficio Legislativo del Ministero della Salute su istanza di Federfarma.
Il Ministero della Salute aveva infatti chiarito che le quote di partecipazione alla spesa a carico dell’assistito (ticket) non dovevano rientrare nel calcolo del fatturato annuo in regime SSN al netto dell’Iva, coerentemente con gli orientamenti giurisprudenziali più recenti.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia





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Farmacie e Parafarmacie: il Notariato e la Legge sulla Concorrenza.

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Sun, July 29, 2018 16:11:19

Il Decreto Bersani e in particolare l’art. 5 della Legge n. 248/2006, ha liberalizzato la vendita dei farmaci da banco e di automedicazione e di tutti i farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione medica.
Da allora SOP e OTC possono essere venduti al di fuori del “canale farmacia”, in esercizi commerciali e corner della grande distribuzione organizzata (g.d.o.), previa presentazione delle necessarie comunicazioni al Ministero della salute e alla Regione di competenza, purché alla presenza di uno o più farmacisti, in grado di assistere la clientela nell’acquisto.
La norma, a differenza di quanto accadeva per le farmacie, non ha previsto particolari requisiti soggettivi che il proprietario della parafarmacia debba soddisfare: chiunque può quindi aprire una parafarmacia!
Appare così ovvio che anche il farmacista titolare di farmacia sia abilitato all’apertura di una parafarmacia, che può gestire sotto la stessa partita iva, seppur in locali distinti e, ai fini IVA, con due codici attività diversi.
Meno ovvia, anzi incomprensibile, risulta invece la preclusione imposta alle società titolari di farmacia dalla prassi di alcuni Enti competenti, in forza di una rigorosa interpretazione del disposto normativo (art.7, Legge n. 362/1991), secondo cui queste società devono avere come oggetto sociale esclusivo la “gestione di farmacie”.
Ma cosa si deve intendere oggi per gestione di farmacie? È davvero ancora ammissibile che le parafarmacie possano essere aperte da tutti, tranne solo le società titolari di farmacia?
Sul punto si è recentemente espresso il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo Studio n.75-2018/I intitolato “Le Società per la gestione delle farmacie private”, che ha voluto affrontare la questione in considerazione delle novità introdotte dalla Legge sulla concorrenza (Legge 4 agosto 2017, n. 124).
Ebbene secondo il Notariato una lettura sistematica del nuovo contesto normativo debba consentire anche a queste società di possedere e gestire parafarmacie.
Tale conclusione -spiega il Notariato- non solo è in linea con la posizione assunta dall’Autorità Garante per la concorrenza e il mercato con la nota “AS413” del 6 agosto 2007, indirizzata al Parlamento, al Governo, agli Enti e alle diverse Istituzioni pubbliche coinvolte, ma è anche coerente con lo stesso Decreto Bersani, che all’art. 5 della Legge n. 248/2006, prevede esplicitamente che con la sua entrata in vigore viene abrogata ogni norma con esso incompatibile.
Ne discende pertanto che l’esclusività dell’oggetto sociale per le società titolari di farmacie, previgente rispetto al Decreto Bersani, seppur non espressamente da questo eliminata, debba essere tuttavia interpretata compatibilmente con esso.
Lo Studio conclude quindi affermando che anche le società di gestione di farmacie possono essere autorizzate all’apertura di una parafarmacia, a condizione che -al pari degli altri- nominino come preposto al punto vendita un farmacista iscritto all’albo, che potrà essere scelto anche tra i non soci e non sia direttore di farmacia.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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La Legge sulla Concorrenza, la posizione del Notariato e lo spinoso tema dell’incompatibilità.

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Thu, May 31, 2018 21:49:19

Lo scorso mese di aprile il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo Studio n.75-2018/I intitolato “Le Società per la gestione delle farmacie private”, si è espresso sulle novità introdotte dalla Legge 4 agosto 2017, n. 124 (art. unico, commi 157 e ss.) e in particolare su:
- i diversi tipi di società che possono costituirsi;
- le possibilità di ampliamento dell’oggetto sociale;
- il regime delle incompatibilità;
- il numero di farmacie detenibili dallo stesso soggetto;
- la circolazione delle partecipazioni sociali;
- il conferimento della farmacia in società;
- l’impatto della nuova norma sulle società per la gestione delle farmacie di cui al concorso straordinario.
Dalla lettura dello Studio emerge innanzitutto l’autorevole conferma delle difficoltà interpretative del testo di Legge, che neppure il Parere del Consiglio di Stato è stato in grado di superare. Il Documento infatti non solo si regge su un’architettura di “sembra” e “sembrerebbe”, ma soprattutto in più occasioni evidenzia contraddizioni rispetto alle finalità di liberalizzazione della riforma.
Addirittura, con riferimento al dirimente tema dell’incompatibilità, i tre autori dello Studio (P. Guida, A. Ruotolo e D. Boggiali) arrivano a proporre una “terza via” rispetto a quelle già tracciate dal Ministero della salute e dal Consiglio di Stato.
Sul punto -come noto- la Legge n.362/1991, a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge sulla concorrenza (Legge n.124/2017) prevede:
- all’art. 7, che la partecipazione alle società titolari di farmacia privata sia incompatibile con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica. Inoltre alle suddette società si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni dell’articolo 8;
- all’art. 8, che la partecipazione alle società titolari di farmacia privata, salvo il caso di comunione ereditaria, sia incompatibile:
a) nei casi di cui al citato art. 7;
b) con la posizione di titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia;
c) con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato.
Il Ministero della Salute, con la nota di trasmissione della relazione prot. 12257 del 3 novembre 2017, sulla questione delle incompatibilità ha chiesto al Consiglio di Stato di chiarire se debbano applicarsi a tutti i soci, ritenendo che:
1) l’incompatibilità relativa all’esercizio della professione medica debba intendersi in senso restrittivo ovvero solo all’effettivo svolgimento delle attività mediche e non alla semplice iscrizione all’albo;
2) l’incompatibilità con la posizione di titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia, debba limitarsi solo ai casi in cui la partecipazione alla società di gestione di farmacia comporti lo svolgimento di analogo ruolo nella farmacia stessa, lasciando pertanto esclusa da incompatibilità il socio di capitali senza ruolo decisionale nella società partecipata;
3) l’incompatibilità con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato debba circoscriversi alla esistenza di un “rapporto di lavoro subordinato” e non ad altra tipologia di lavoro o attività. Inoltre con il dubbio se tale limitazione operi anche per i soci di solo capitale.
Il Consiglio di Stato di converso ritiene invece che:
1) l’incompatibilità relativa all’esercizio della professione medica vada letta in senso estensivo e pertanto riguardi anche i casi di:
- medico solo iscritto all’albo professionale, che non eserciti la professione;
- medico iscritto all’albo professionale che eserciti la professione;
- medico che non eserciti la professione;
2) l’incompatibilità con la posizione di titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia, debba riferirsi a qualsiasi forma di partecipazione alla società di farmacia, ivi compresa la partecipazione di società di farmacia ad altra società di farmacia, in virtù del cosiddetto principio dell’alternanza;
c) l’incompatibilità con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato debba estendersi a qualsiasi rapporto di lavoro sia subordinato che autonomo e ciò anche per evitare difficili valutazioni quantitative.
In conclusione, seguendo l’indirizzo del Consiglio di Stato -come sottolinea il Notariato- la partecipazione alle società di farmacia verrebbe impedita a quasi tutte le persone fisiche, rimanendo compatibili solo i disoccupati, pensionati, studenti e le casalinghe.
Al fine di superare questa impasse, lo Studio propone quindi una “terza via” secondo cui si debbano rinvenire nella ratio della norma due ambiti soggettivi di applicazione dell’incompatibilità: uno, concernente “qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché (…) l'esercizio della professione medica” che riguarderebbe qualsiasi socio; l’altro, cui si riferiscono invece tutte le ipotesi di cui all’art. 8, che riguarderebbe i soli farmacisti.
A supporto di tale conclusione lo Studio richiama le disposizioni normative riguardanti il regime sanzionatorio, che opera solo per i farmacisti (Legge n. 362/1991, art. 8, c.3) e quelle in materia successoria (Legge n. 361/1991, art. 7, c. 9).
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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La riforma della Legge sulla privacy e gli effetti per la Farmacia

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Wed, April 04, 2018 14:03:10

Il prossimo 25 maggio diventerà applicabile in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, compresa l’Italia, la nuova Legge sulla privacy ovvero il Regolamento 2016/679, concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati.
Molti, in questi giorni, ripensando agli sforzi profusi poco più di una decina di anni fa per adeguare la propria Farmacia alle disposizioni dell’allora Codice della privacy, di cui al D.Lgs n. 196 del 30 giugno 2003, si stanno chiedendo se fosse proprio necessario emanare una nuova Legge. Il timore è infatti quello di subire una burocrazia fine a se stessa che, sotto la minaccia di un severo sistema sanzionatorio, obblighi il farmacista a nuovi adempimenti e a ulteriori costi amministrativi. Il timore -insomma- di scivolare nell’inutile-già-visto. Allora la domanda: ne avevamo proprio bisogno?
La mia risposta è: sì! Ce n’è un bisogno fondamentale.
In questi ultimi tre lustri il mondo è profondamente cambiato. Il generalizzato miglioramento delle condizioni di vita di ampie fasce di popolazione, grazie alla diffusione di internet e dei vari sistemi tecnologici interconnessi, ha pagato un prezzo molto salato: la nostra “intimità”.
Giorno dopo giorno ci siamo scoperti sempre più tracciati, conosciuti, nudi. Ogni volta che navighiamo in internet, che strisciamo una fidelity o il bancomat, che prenotiamo un esame, una visita specialistica, che usiamo il cellulare o il telepass, inviamo dati sulla nostra persona, sulle nostre abitudini, sulle nostre azioni, i nostri interessi, sul “chi siamo”.
Michal Kosinski, un ricercatore della Cambridge Analytica, ha sviluppato un algoritmo in grado di prevedere e anticipare le risposte degli utenti, facendo leva sulle loro emozioni. Secondo il ricercatore sono sufficienti informazioni su 70 like (“mi piace”) postati su Facebook per conoscere la personalità di un individuo più dei suoi amici, 150 per conoscerla meglio dei suoi genitori, 300 meglio del suo partner e così via fino ad arrivare a conoscerla più dello stesso individuo.
Il caso Cambridge Analytica e il possibile coinvolgimento di Facebook nella raccolta e rielaborazione dei dati di milioni di utenti al fine di condizionarne gli indirizzi elettorali, ha così riportato proprio in questi giorni l’attenzione dei media sul delicatissimo tema della tutela della privacy e sulla vulnerabilità degli attuali sistemi di controllo. In questo contesto assume quindi una particolare valenza, la profonda e sistematica riforma della normativa sulla protezione dei dati attuata dall’Unione Europea attraverso il nuovo Regolamento 2016/679.
La riforma, che nel nostro Paese manda in pensione il vecchio Codice della privacy (DLgs 196/2003), si articola su 6 componenti fondamentali:
- Norme coerenti;
- Procedure semplificate;
- Azioni coordinate;
- Coinvolgimento degli utenti;
- Informazioni più efficaci;
- Rafforzamento dei poteri volti a garantire il rispetto delle norme anche attraverso l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie.
Per le Farmacie, che per natura trattano “dati sensibili”, si pone quindi l’urgente problema di adeguarsi alla nuova normativa, attuando tutte quelle misure tecniche e organizzative necessarie a garantire il corretto trattamento dei dati.
Nelle prossime settimane le Farmacie dovranno quindi individuare il proprio responsabile e incaricato al trattamento dei dati, svolgere un’attenta valutazione dei rischi, dotarsi di un Registro in formato cartaceo ed elettronico in cui indicare le diverse attività poste in essere con riguardo al corretto trattamento dei dati. Dovranno soprattutto comprendere come la privacy possa rappresentare un momento di crescita della cultura aziendale, di riorganizzazione e miglioramento dell’intera struttura, ponendo maggior attenzione alla gestione delle informazioni e alle esigenze di riservatezza della propria clientela.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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La Legge sulla concorrenza e il parere del Consiglio di Stato

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Mon, January 15, 2018 09:10:56

Che la Legge sulla concorrenza (Legge 4 agosto 2017, n.124) non fosse scritta bene ce ne eravamo accorti tutti. La conferma (ufficiale!) è arrivata con l’inusuale “grido d’aiuto” lanciato dal Ministero della salute al Consiglio di Stato in seguito alla moltitudine di richieste di chiarimenti da parte di privati cittadini, federazioni di ordini professionali, enti del Servizio sanitario nazionale in merito alla corretta interpretazione delle nuove disposizioni.
L’incertezza riscontrata nel formulare le risposte, l’importanza delle questioni sollevate e probabilmente il timore che nei prossimi anni possa scaturirne un contenzioso dalle proporzioni spaventose, ha spinto il Capo dell’Ufficio legislativo ministeriale a formalizzare lo scorso 3 novembre una richiesta di parere al Consiglio di Stato, quale Organo di consulenza giuridico-amministrativa, ai sensi dell’art.100 della Costituzione.
Il parere emanato a fine anno dalla Commissione speciale all’uopo costituita in seno al Consiglio di Stato, rispondendo ai diversi quesiti, ha fornito i seguenti chiarimenti:
1) Società di capitali:
Nel prevedere la titolarità dell’esercizio di una farmacia anche in capo alle società di capitali, il legislatore ha inteso fare riferimento a tutte le tipologie di società di capitali. Ne discende che possono essere titolari di farmacia le Società a responsabilità limitata (Srl), le Società per azioni (Spa), le Società in accomandita per azioni (Sapa).
2) Concorso straordinario, vincitori in forma associata:
I farmacisti risultati vincitori in forma associata al concorso straordinario possono costituire società di capitali e lo possono fare anche prima della scadenza del vincolo triennale. Tuttavia a tale società non possono partecipare, prima della conclusione dei tre anni, altri soggetti, che non siano gli stessi vincitori. Inoltre la società, dovendo rispettare il vincolo della gestione paritaria, non potrà essere una Sapa, che si caratterizza per le due diverse categorie di soci (accomandatari e accomandanti), ma potrà essere una Spa o, ancor meglio, una Srl a condizione però che lo Statuto presenti idonee disposizioni a tutela della gestione paritaria tra i soci per almeno il primo triennio.
3) Soci non farmacisti:
Anche le società di persone e non solo le società di capitali possono avere nella propria compagine soci non farmacisti.
4) Incompatibilità:
a) Medici:
È incompatibile e quindi non può assumere la qualifica di socio di società titolare di farmacia, qualunque medico, sia che eserciti la professione sia che non la eserciti e sia solo iscritto all’albo professionale.
b) Titolari, gestori provvisori, direttori, collaboratori di farmacia:
È incompatibile e quindi non può assumere la qualifica di socio, indipendentemente dal fatto che sia un “socio operativo”, un “socio di capitali”, un “socio persona fisica” o un “socio società”, chiunque sia titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia.
c) Rapporto di lavoro:
È incompatibile e quindi non può assumere la qualifica di socio, chiunque abbia un altro rapporto di lavoro, intendendo con questo non solo un rapporto di lavoro subordinato, ma qualsiasi rapporto di lavoro (anche autonomo) che abbia carattere continuativo e la cui regolarità delle prestazioni sia tale da risultare assorbente.
d) Tutte le farmacie:
Le incompatibilità previste dalla norma sono applicabili sia alle farmacie vinte con concorso ordinario sia a quelle vinte con concorso straordinario.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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Proroga alla riforma del sistema di remunerazione della Farmacia.

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Tue, January 02, 2018 11:26:17

La Legge 27 dicembre 2017, n. 205 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 - meglio nota come “Legge di bilancio 2018”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.302 del 29 dicembre 2017 - Suppl. Ordinario n. 62, quest’anno funge anche da “Legge Milleproroghe”, a causa del previsto scioglimento delle Camere disposto dal Presidente Sergio Mattarella per fine legislatura.
Tra le diverse proroghe disposte anche quest’anno in extremis dal Governo, interessa alla Farmacia soprattutto quella contenuta al comma 1141, art.1, che rinvia di un anno, ovvero al 1° gennaio 2019, l’entrata in vigore del nuovo sistema di remunerazione della filiera del farmaco.
L’attuale sistema di remunerazione, caratterizzato dal riconoscimento all’Industria, alla Distribuzione intermedia e alla Farmacia di una percentuale stabilita per Legge del prezzo di vendita al pubblico del medicinale, è ormai del tutto incapace di remunerare adeguatamente il Canale e soprattutto le Farmacie e i Grossisti dell’attività svolta e degli investimenti sostenuti.
Del resto l’attuale sistema di remunerazione è stato definito in un’epoca in cui i prezzi dei farmaci erano quantomeno costanti, se non addirittura crescenti, riuscendo quindi a garantire margini appropriati.
Oggi il mercato del farmaco distribuito attraverso il Canale Farmacia, si caratterizza invece, da un lato, per la progressiva riduzione dei prezzi a causa della “genericazione delle vendite” e, dall’altro, per l’incremento degli sconti e delle trattenute praticati dal Servizio sanitario nazionale.
Il fenomeno, del resto comune a molti altri Paesi, qualora non affrontato attraverso la decisa revisione del modello, è destinato a pregiudicare la sostenibilità dell’intera filiera distributiva e quindi -in ultima- la stessa tutela della salute pubblica.
Proprio per ciò, ancora nel 2010, la questione è stata sollevata dal Governo (all’epoca guidato da Berlusconi), che con il DL 78/2010 ha disposto l’avvio di un confronto tecnico tra il Ministero della salute, il Ministero dell’economia e delle finanze, l'AIFA e le associazioni di categoria maggiormente rappresentative, per la revisione dei criteri di remunerazione della spesa farmaceutica.
L’invito del Governo cadde purtroppo nel nulla al punto che due anni dopo, stante l’urgenza e la drammaticità della situazione, il nuovo Governo Monti ha stabilito che:
1) A decorrere dal 1 gennaio 2013, l'attuale sistema di remunerazione della filiera distributiva del farmaco fosse sostituito da un nuovo metodo, definito con decreto del Min. Salute, di concerto con il MEF, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni, sulla base di un accordo tra le associazioni di categoria maggiormente rappresentative e l'Aifa;
2) In caso di mancato accordo tra tutti gli attori coinvolti, onde garantire comunque il rispetto del suddetto termine, il Governo avrebbe provveduto direttamente e autonomamente, con un decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.
Purtroppo la storia è nota: non solo non è stato trovato alcun accordo tra le associazioni di categoria, invero solo timidamente ricercato nell’autunno del 2012, ma neppure i deboli Governi di questi anni sono stati in grado di imporre per decreto la necessaria riforma.
Ecco allora il balletto delle proroghe: il 1° gennaio 2013 è stato dapprima ottimisticamente rinviato al 30 giugno 2013, per poi slittare al 1° gennaio 2014, poi al 1° gennaio 2015, poi al 1° gennaio 2016, poi al 1° gennaio 2017, poi al 1° gennaio 2018 ed ora al 1° gennaio 2019. Con questa, siamo così arrivati alla settima proroga.
Decisamente troppo, considerato che a finanziare quest’inerzia sono stati soprattutto i farmacisti, che in questi anni hanno assistito al crollo degli utili derivanti dal fatturato mutualistico, ovvero da quello che dovrebbe rappresentare il core business della loro attività.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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Legge di bilancio 2018: alcune novità per la Farmacia.

FISCO E FARMACIEPosted by giovanni Fri, December 29, 2017 21:38:08

Tra le varie disposizioni contenute nella Legge di bilancio, meritano un richiamo due importanti norme che riguardano la Farmacia, sebbene più rivolte alla farmacia del futuro che a quella di oggi.
Innanzitutto si segnala un intervento a favore dell’Enpaf, considerato che, a seguito dell’approvazione della Legge sulla concorrenza e quindi della possibilità anche per i “non-farmacisti” (ovvero di soggetti non iscritti all’Istituto previdenziale di categoria) di essere soci di società titolari di farmacia, avrebbe subito una pericolosa riduzione delle proprie entrate.
La Legge di bilancio 2018 è quindi intervenuta prevedendo che le società di capitali, le società cooperative a responsabilità limitata e le società di persone proprietarie di farmacie private, qualora i soci “non-farmacisti” abbiano la maggioranza del capitale sociale, dovranno versare all’Enpaf un contributo pari allo 0,5% del fatturato annuo netto iva. Il contributo dovrà essere corrisposto entro il 30 settembre di ogni anno con riferimento ai valori di fatturato dell’anno precedente.
Un’altra importante disposizione riguarda la “Farmacia dei servizi” che, come noto, stenta a decollare a causa della ridotta, se non assente, convenienza economica per la farmacia: costretta a sostenere elevati costi a fronte di ricavi spesso contenuti o irrisori.
Nella Legge di bilancio è previsto l’avvio in forma sperimentale della remunerazione delle prestazioni erogate dalle farmacie con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale.
La sperimentazione riguarderà complessivamente nove Regioni, con popolazione residente superiore ai due milioni, distribuite lungo tutto il territorio nazionale, di cui tre verranno selezionate dal Min. della Salute (di concerto col MEF e la Conferenza Stato-Regioni) già nel 2018, altre tre nel 2019 e infine ulteriori tre nel 2020.
L’importo stanziato per la sperimentazione è pari ad euro 6 milioni il primo anno, 12 milioni il secondo e 18 milioni l’ultimo.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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